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Incontri fortunati

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Incontri fortunati
Tanto per cambiare ero in giro per lavoro e a fine giornata decisi di cercare un sexy shop presso il quale comprarmi un giochino, tanto per passare una delle tante serate che trascorro da solo in una stanza d’albergo.
Entrai nel negozio e cominciai a curiosare sugli espositori, c’era di tutto, cazzi di gomma di tutte le dimensioni, fiche artificiali, vibratori, oggetti strani di tutte le fattezze, mi soffermai a guardare un bambolo gonfiabile nero e con un cazzo enorme quando notai un bell’uomo sulla cinquantina, alto, capelli brizzolati e visibilmente curato che mi guardava.
Non sembrava interessato a me sessualmente ma il suo modo di guardarmi mi aveva messo in imbarazzo, mi spostai a curiosare su altri scaffali ma lui sembrava quasi seguirmi, la cosa mi infastidì ed uscii dal negozio senza comprare nulla.
Presi la macchina e guidai fino all’albergo, salii in camera per fare una doccia poi scesi nella hall, mi avvicinai al bancone del bar per sorseggiare un aperitivo in attesa di accomodarmi al ristorante per la cena e mentre ero seduto sullo sgabello, in compagnia della mia bevanda, sentii una voce pronunciare le parole: “posso offrirtelo io?”
Mi voltai e con grande sorpresa vidi l’uomo del sexy shop, rimasi per un attimo senza parole e lui subito, con fare molto sicuro e naturale, mi porse la mano dicendo: “ci siamo visti prima, ricordi?”.
Tesi imbarazzato la mia mano verso la sua e mentre ci scambiavamo la stretta lui si presentò: “Io sono Martino, tu come ti chiami?”
“Io sono Gabriele”
“Piacere di conoscerti, Gabriele” disse l’uomo, “allora, non mi hai risposto, posso offrirti io questo aperitivo e farti compagnia?”
“Posso chiederti il motivo di questa generosità?” risposi cordialmente.
Lui mi sorrise poi disse: “ti ho visto ieri qua alla reception mentre facevi il check in, eri appoggiato al bancone ed ho notato il tuo bel lato B quindi te lo dico senza girarci troppo attorno, io sono bisex e se non fosse stato perché oggi ti ho visto nel sexy shop mentre osservavi quel bambolo gonfiabile non mi sarei mai permesso di avvicinati così, però avendoti visto li ed avendo visto a cosa eri interessato ho pensato che non potevo perdere quest’occasione, quindi eccomi qua”.
Inizialmente non seppi cosa rispondere poi pensai che in fin dei conti volevo passare la notte con un bambolo gonfiabile che non avevo comprato per colpa sua e lui, probabilmente, fra le gambe aveva qualcosa che mi avrebbe potuto far divertire più di quanto avrebbe fatto il cazzo di gomma di quel bambolo. Assunsi uno sguardo malizioso e gli risposi: “in pratica ci stai provando con me?”.
“In pratica si” rispose lui senza esitare.
“E se io non fossi interessato?”
“Sarebbe un peccato, ma almeno mi sarò tolto il dubbio”.
Lo guardai per un attimo in silenzio, era anche un bell’uomo, di quelli che ti viene da chiederti come sarebbe fargli un pompino in bagno ma non cercai di scoprirlo subito, decisi di tirarmela e lasciarmi corteggiare così gli risposi: “ti meriti una chance, ordina un aperitivo anche tu e fammi compagnia”.
“Il tuo l’hai quasi finito, mi toccherà saltare l’aperitivo e offrirti la cena”.
“E chi vede due uomini a cena assieme cosa penserà?”
“Penseranno che siamo colleghi, cosa vuoi che pensino? Gli unici a poter sospettare sono gli addetti dell’albergo ma chissà quante ne hanno viste, si faranno gli affari loro, non ti preoccupare”.
Accettai l’invito a cena e ci spostammo assieme verso il ristorante dell’albergo, ci accomodammo al tavolo e trascorremmo il tempo chiacchierando del più e del meno facendo conoscenza, le nostre discussioni cadevano spesso sul piccante e su doppi sensi così da stabilire fra le righe i ruoli fra me e lui. Era un autentico maschio alfa ed io non ci avevo messo troppo a rivelarmi la troietta famelica di cazzo che lui sperava che fossi.
Il cameriere portò i caffè e quando lui posò la tazzina dopo averlo bevuto in un sol sorso disse: “bene, vogliamo continuare la serata in qualche modo o concludiamo qua?”
“Se ti dicessi che voglio concludere qua come reagiresti?” gli chiesi.
“Salirei in camera mia e mi masturberei tutta la notte pensando a come sarebbe potuta andare se avessi accettato”.
“E se invece ti dicessi che possiamo spostarci in camera tua o in camera mia?”
“Sarebbe magnifico!” mi rispose lui.
Mi alzai in piedi prima di lui e gli dissi deciso: “andiamo”.
Una volta in ascensore gli chiesi a che piano fosse la sua stanza e lui mi rispose: “allora andiamo da me?”
“Si” risposi.
“Vuoi sentirti nella tana del lupo?”
“Mi piace l’idea” risposi.
“Mi fai vedere il culo?” mi chiese lui mentre l’ascensore saliva.
“Sei pazzo? E se si apre la porta mentre sono coi pantaloni calati?”
“Stai per farti scopare da uno che hai conosciuto nemmeno due ore fa e ti fai problemi a mostrarmi il culo in ascensore?”
“E chi ti dice che mi farò scopare?”
“Se entrerai in camera mia non uscirai senza che il mio cazzo si sia fatto un giro nel tuo culo, ti avviso” disse lui con fare sicuro.
“E se entrassi e cambiassi idea una volta li?” risposi con malizia dando ad intendere che non mi sarebbe dispiaciuto recitare quella parte.
“Una volta che ti avrò in camera mia mi sentirò in diritto di prenderti, io sono il lupo e tu sarai la mia preda nella mia tana, pensaci bene finché sei in tempo.
Era chiaro che il gioco si sarebbe sviluppato in quella direzione così stabilimmo una parola di sicurezza che avrei pronunciato se veramente avessi voluto che si fermasse, qualsiasi mio diniego che non fosse quella parola sarebbe stato da lui lecitamente ignorato.
Le porte dell’ascensore si aprirono e mentre lui mi indicava la porta della sua stanza mi mise una mano sul culo, posò la chiave elettronica al lettore, la porta si aprì e mi spinse all’interno.
Mi afferrò, mi buttò sul letto a pancia in giù e mise la faccia sul mio culo cominciando a mordicchiarmi le chiappe, fece per slacciarmi la cintura e i pantaloni e io gli chiesi di lasciarmi andare in bagno per darmi una rinfres**ta.
“No” rispose, “ti voglio così, selvatico”.
Mi sfilò i pantaloni fino a metà coscia, non potevo aprire le gambe ma la mia eccitazione cresceva mentre lui continuava a mordicchiarmi e leccarmi le natiche, poi mi allargò i glutei con le mani e intrufolò la lingua contro il mio buchetto, feci per sottrarmi e gli chiesi ancora di lasciare che mi andassi a lavare ma rispose di no, mi diede un’energica sculacciata e ripeté: “voglio assaggiare il tuo sapore, lasciami fare”.
Quello che mi stava facendo mi piaceva molto e mi rimaneva molto difficile restare nella parte di quello che non vuole e si tira indietro quando il suo maschio alfa ormai ha il cazzo duro e vuole inzupparlo, ma sapevo che opponendo resistenza avrei reso tutto ancora più divertente quindi iniziai a cercare di sottrarmi alle sue attenzioni finché lui si spostò e salì sopra di me, tenendomi giù col suo peso.
Adesso il suo cazzo duro premeva contro il mio culo, era ancora dentro i suoi pantaloni, lui mi alitava nell’orecchio ed iniziò a dirmi: “lo sai che adesso ti inculo?”
“No, ti prego! Non lo fare!” lo implorai.
“Pensi che chiedermelo mi fermerà?” rispose lui, e nel frattempo mi mise una mano davanti alla bocca per tapparmela.
Cominciò a muoversi mimando il coito ma fra la mia pelle e la sua c’erano ancora i suoi pantaloni e le sue mutande, poi lo sentii scendere con la mano che aveva libera la sotto, armeggiare con la cintura, il bottone e la lampo, e una volta finito estrasse la sua grossa asta di carne per poi guidarla con la mano fra le mie natiche fino ad appoggiarsi al mio buchetto.
La sua cappella umida adesso premeva contro il mio ano per entrare, io cercavo di resistere tenendolo stretto e dalla mia c’era il fatto che l’unico lubrificante era il suo liquido seminale.
“Mi fai male” cercai di dirgli mentre ancora la sua mano mi tappava la bocca.
“Non è ancora nulla, ti inculerò a secco, lo sai questo?” e subito dopo tolse la mano dalla mia bocca per ascoltare la mia risposta.
“No! Ti prego!” lo implorai.
“Lo sai cosa devi dire se vuoi che mi fermi” rispose lui.
Non gli avrei dato la soddisfazione così rimasi sotto di lui a lottare cercando di resistere alla sua penetrazione finché, di colpo, per un attimo smisi di contrarre i muscoli dell’ano e lui colse l’occasione per intrufolarsi bruscamente dentro di me.
Mi scappò un urlo e lui di nuovo mi tappò la bocca mentre il suo cazzo si faceva strada violentemente lungo il mio intestino, avanzava a colpi secchi i quali, uno dopo l’altro, sembravano aprirmi in due come un’accetta spacca un ceppo di legno colpo dopo colpo.
Di colpo si fermò e pronunciò lui la parola di sicurezza, “che succede?” chiesi io.
“Volevo fare una pausa per capire se è davvero tutto a posto, deve essere un gioco che piace ad entrambi” disse.
“Si, risposi, ho un palo di carne nel culo che tra un po’ mi esce dalla bocca, probabilmente domani non riuscirò a sedermi senza ricordarmi di te, fa un po’ male ma se non c’è un po’ di dolore che gusto c’è a prenderlo nel culo?”
“Allora possiamo continuare?” chiese lui in cerca di conferma.
“Si, puoi riprendere a violentarmi, se non dico la parola di sicurezza tu vai tranquillo”.
“Bene!” esclamò, e subito dopo cominciò a fare su e giù dentro di me con movimenti bruschi e decisi.
Ero sul letto a pancia in giù, con un bel maschio sopra di me che mi scopava mentre fingevo di non volere e mi teneva fermo per impedirmi di scappare, ero la sua preda proprio come aveva premesso prima che varcassi la soglia della sua stanza e tutto questo mi faceva godere all’infinito.
Come se non bastasse cominciò a parlarmi rivolgendosi a me al femminile: “quanto sei bona! ieri sera dopo aver visto il tuo culo alla reception sono salito in camera e mi sono fatto un bel po’ di seghe pensando di farti il culo, chi l’avrebbe detto che il mio sogno si sarebbe avverato questa sera?”
“Smettila, ti prego” gli risposi per mettere altro sale al nostro gioco.
“Smetterò quando lo vorrò io” rispose lui.
Cercai di stringere le natiche e di contrarre l’ano, lui se ne rese conto e prese a muoversi dentro di me ancora più forte, lo sentivo ansimare e capii che il suo orgasmo era molto vicino, spalancai la bocca ingoiando la mano che mi stava tappando la bocca, questo gli fece perdere letteralmente il controllo e subito sentii il suo cazzo pulsare dentro di me e riempire di sperma il mio retto, subito dopo i colpi diminuirono di intensità e di frequenza fino a fermarsi.
“Wow! che scopata!” mi disse.
“Mi hai violentato, stronzo!” risposi io fingendomi arrabbiato.
“Sapevi come fermarmi se avessi voluto” rispose lui.
“Ti saresti fermato davvero?”
“Non lo sapremo mai, in caso posso fare qualcosa per farmi perdonare?”
“Può darsi” risposi, “io non sono ancora venuto, mettici un po’ di fantasia”.
“Togliti i pantaloni e mettiti a pecora” mi rispose.
“Vuoi incularmi ancora?”
“Per adesso no, tu fai come ti ho detto”.
Obbedii e quando fui carponi sul letto si mise dietro di me, appoggiò il viso fra le mie natiche e cominciò a leccarmi il buco sfondato mentre con una mano mi afferrò il cazzo e cominciò a menarmelo lentamente.
Di tanto in tanto smetteva di leccare e soffiava delicatamente sul mio buchetto bagnato lenendo il dolore che la penetrazione così brusca mi aveva provocato. Continuò così per qualche minuto poi anch’io persi il controllo e mi lasciai andare ad un orgasmo intensissimo, schizzando sul lenzuolo.
Mi lasciai cadere su un fianco e lui si mise dietro di me abbracciandomi.
“E’ stato bellissimo” mi disse.
Non risposi e dopo un attimo lui incalzò: “che c’è? non ti è piaciuto?”
“Se ti dicessi di si rovinerei tutto, nel nostro gioco io non volevo, ricordi?”
“Che ne dici se dichiariamo il gioco finito?
“Vuoi che me ne vada?”
“No, voglio che resti tutta la notte, aspettiamo che mi torni duro e lo facciamo di nuovo e poi ancora, vuoi essere la mia femmina per tutta la notte?”
“Consenziente?”
“Si, il gioco è finito, è stato bello e spero sia piaciuto anche a te, allora ti è piaciuto?”
“Si, da impazzire ma non lo ammetterò mai, adesso voglio farlo di nuovo ma questa volta mi devi prendere da davanti”.
M misi supino e lui salì sopra di me, cominciammo a limonare finché il suo cazzo fu nuovamente duro, io alzai le gambe e lui entrò nuovamente dentro di me, ci abbracciammo mentre mi scopava alla missionaria e le nostre lingue si incrociavano l’una nella bocca dell’altro.

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