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Asia e i racconti di una Sgualdrina 3

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Asia e i racconti di una Sgualdrina 3
Ore 19. “Finisco di lavorare e passo, fatti trovare a novanta sul letto con un preservativo sul culo, ti scopo, ti sborro in faccia e vado via perché i colleghi mi aspettano per cena”.

Pensavo che quel pomeriggio fosse finito e invece…… Ci eravamo sentiti tramite un sito di incontri, lui era nella mia città per lavoro.
Non era solo e non era facile per lui inventarsi una scusa e raggiungermi.
Pensavo di non riuscire ad incontrarlo e mi sarebbe spiaciuto perché era davvero un gran bel tipo. Capello corto castano, fisico palestrato, tatuaggi molto belli; le foto del profilo lo ritraevano spesso in costume e si intuiva un gran pacco, soprattutto in quelle in cui indossava un costume bianco, si potevano vedere anche le vene.
Il suo messaggio giunse quindi molto gradito.
Dovevo però lavarmi e prepararmi di nuovo.
Avevo mezz’ora circa, lui sarebbe passato alle 1930.
Mi cambiai e mi misi come mi aveva chiesto, prima aprii le porte, come mi aveva chiesto, in modo che potesse entrare e trovarmi pronta a ricevere il cazzone.
Puntuale mi mandò un messaggio, “ho parcheggiato, arrivo”.
Entrò e si complimentò “ ottimo, proprio come volevo, brava Troia. Ricevere un complimento fa sempre piacere, ero eccitata dall’idea che lo avesse già duro e fosse pronto a darmelo.
Si spogliò, sentivo i vestiti cadere a terra, uno dopo l’altro.

Tenne solo le calze, sportive. Solitamente non mi piace l’uomo che le tiene ma, complice forse la situazione, lui così era decisamente sexy.

Prese il preservativo e se lo mise. Il cazzo era quindi duro, vedermi a novanta, pronta, lo aveva evidentemente eccitato.
Il buco, come mi aveva chiesto, era già lubrificato e quindi pronto. Senza dire nulla, lo appoggiò contro il buco e lo spinse dentro.
Un colpo secco.
Per fortuna i cazzi del pomeriggio mi avevano allargata e lubrificata, altrimenti mi avrebbe rotta. Aveva infatti davvero un bel cazzo. Non lo avevo ancora visto ma lo sentivo che mi penetrava. Iniziò a darmi colpi regolari, io sempre a novanta.
Lui mise un piede sul letto, lì mi accorsi che aveva tenuto le calze, e continuò a fottermi. Non si fermò nemmeno quando mi spostai, mi misi fuori dal letto e mi piegai, lui aveva così il mio culo ad altezza cazzo e, stando in piedi, continuava a stantuffare. “Meno male che sono passato, il tuo culo è da urlo e non potevo non fotterlo”, mi disse mentre continuava a trapanare e io stringevo e aprivo il buco per aumentare il suo piacere.
Andammo avanti un po’, lui con i suoi colpi sempre più decisi, io con le mie chiusure e aperture.
Ad un certo punto mi disse “adesso lo vedrai, girati che ti sborro in faccia”.
Quella era la conclusione che avevamo concordato, io non dovevo vedere il suo cazzo se non al momento della sborrata, dovevo immaginarlo sentendolo dentro e infatti, mentre mi scopava, mi immaginavo la forma e le vene che avevo intravvisto nelle sue foto in costume.

Lo tirò fuori, si tolse il preservativo, mi mise sdraiata con la testa fuori dal letto e mi sborrò in faccia. Sentivo gli schizzi caldi che mi lavavano la faccia, feci appena in tempo a vederlo, mentre lo segava per fare uscire il succo, la cappella bella grossa e quelle vene, più gonfie, rispetto alle foto.
Chiusi gli occhi quando il suo respiro si fece più profondo e poi fu solo caldo succo…..

Si ripulì, si rivestì e mi disse “ se torno ti scrivo, fatti sempre trovare così a novanta”.

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