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Io E Lea

Io E Lea
Non ricordo di preciso il giorno che conobbi Lea. Avevo ventitré, forse ventiquattro anni, Marco decise di presentarmi ai suoi amici dopo qualche mese che stavamo insieme, capii solo successivamente il perché: la sua compagnia si riuniva sempre nello stesso locale, un bar appena fuori dal centro frequentato sempre dalle stesse persone, tanti ragazzi single che non si facevano molti scrupoli a provarci con “le nuove arrivate”.
Mi feci voler bene molto velocemente da tutti, feci amicizia prevalentemente con i ragazzi, perché Marco mi teneva sempre stretto a lui per tenermi a “portata d’occhio”; la compagnia maschile non mi dispiaceva affatto, tranne però quando iniziavano a parlare di calcio e motori, in quei casi cercavo di entrare nei discorsi delle ragazze, che non trovavo però mai troppo interessanti, in quanto parlavano spesso di persone che non conoscevo.

Proprio in quel periodo mi successe una cosa che per quanto può sembrare ridicola, per me fu importante: sognai di entrare in una sorta di spa, con una grande vasca idromassaggio al centro, intorno alla quale bellissime donne nude chiacchieravano e si massaggiavano a vicenda; guardando bene, le loro parole si trasformavano in baci, e i loro massaggi in carezze erotiche. Mi avvicinai ad una donna sulla cinquantina, un corpo meraviglioso ammorbidito dall’età, ma florido e dalla pelle candida, tanti capelli mossi castani dai riflessi ramati; “Dove mi trovo?” le chiesi. “Sei in un harem, qui per non impazzire abbiamo dovuto imparare a far l’amore fra di noi” Mi prese le mani per avvicinarle al suo corpo, le accarezzai i grandi seni, scesi fino alle cosce e fra le sue gambe. Apro gli occhi: guardo l’armadio , il mio battito stava impazzendo, il clitoride mi pulsava fra le gambe: un orgasmo mi aveva appena svegliata. Venni nel sonno, a causa di una donna. Il giorno stesso e nei seguenti la mia testa era un turbinio di domande e di pensieri. Piano piano ricollegai tutti gli anelli di una catena…Le pomiciate da ubriaca con le amiche, il cercare di sbirciare le altre donne nello spogliatoio della palestra, la curiosità e l’eccitazione nel vedere porno con due donne…Era tutto troppo evidente. Mi piacevano (anche) le donne.

Una sera al bar arrivò Lea insieme alle altre ragazze: mi salutò con gioia, sembrava felicissima di vedermi, ma mentre ci scambiavamo i soliti convenevoli mi guardava fisso negli occhi. In quel momento non c’era più nessuno in quel bar, i suoi due occhi grandi e castani me li sentivo addosso, il suo sorriso meraviglioso mi stava facendo sciogliere. Lei non era una assidua frequentatrice del bar, ci vedevamo poco, ma ogni volta si ripeteva quella stessa situazione: sguardi intensi, sorrisi a non finire.

Una sera dovevamo spostarci in gruppo dal bar verso un altro locale distante qualche centinaio di metri, io e qualcun altro avevamo la bici, gli altri compreso Marco si sarebbero spostati a piedi. Lea era con le sue amiche, ma mi disse “vengo con te”; Tolsi il lucchetto alla bici, lei prese posto sul portapacchi. “Reggiti” le dissi. In un attimo avevo le sue braccia intorno alla mia vita, sentivo il suo viso poggiato sulla mia schiena; avrei potuto pedalare per chilometri così. Entriamo nel locale e per un po’ la persi di vista, per poi rivederla in fondo alla fila per la toilette. Stringeva le gambe, le scappava da morire. Le feci cenno di raggiungermi, le dissi che poteva passarmi avanti. “Entra con me” mi rispose. Per la prima volta trovai eccitante andare a far pipì con un’amica. Non potei fare a meno di guardarla mentre si scese i jeans e gli slip di pizzo color amaranto. Era tutta depilata, scorsi le grandi labbra…Avrei voluto infilarci due dita dentro. Anche lei mi guardò quando mi alzai la gonna. Ma feci finta di niente. Uscite dal bagno ognuna tornò alle sue cose, neanche ci salutammo.

Il giorno seguente lei mi mandò un messaggio “Ti va di vederci per un caffè prima che attacco a lavoro?” Avrei rimandato qualsiasi impegno pur di vederla da sola. Ci accordammo per ora e luogo. Mezz’ora prima dell’appuntamento mi mandò una sua foto davanti allo specchio “Mi sono vestita così per te” Era estate, indossava una magliettina verde con un profondo scollo a V, dei pantaloncini cortissimi di jeans, sandali con le zeppe alti. Era stupenda, sedute fuori dal caffè le guardavo le gambe, perfette, abbronzate. Un’ora passata a chiacchierare del più e del meno era volata. La accompagnai a piedi fin davanti il ristorante dove lavorava. Ci salutammo con due baci. Io avevo una paura nera di sbilanciarmi, non avrei mai voluto fare una pessima figura, magari lei stava stringendo una nuova amicizia, che figura ci avrei fatto provando a baciarla? Non potevo rischiare, Marco, gli amici del bar…Era tutto molto pericoloso. Il giorno dopo Un altro messaggio, questa volta si autoinvitò da me per un caffè. “Ti va se passo da te prima del lavoro?” Il giorno prima le avevo spiegato dove abitavo, e in meno di mezz’ora mi chiamò dicendomi che si trovava sotto casa. Le apro, faccio il caffe. In qualche modo i discorsi iniziarono a farsi più intimi…Mi chiese di Marco, mi riempì di complimenti e mi disse che avevo un seno stupendo; le faccio capire che anche io apprezzavo le curve delle le donne e lei subito mi chiese se ne avessi mai baciata qualcuna. “Si, sai, fra amiche, da ubriache”… “Io mai” mi rispose fissandomi negli occhi. Un attimo di silenzio. Guardai l’orologio: “Tesoro ma non devi andare a lavoro?” Saltò dalla sedia. Era già in ritardo.
Appena andò via mi tolsi il vestitino che indossavo e mi buttai sul letto. Chiusi gli occhi e mi feci uno dei ditalini più succosi della mia vita…Venni un paio di volte in brevissimo tempo.

Ormai ero impazzita. Non potevo più aspettare. L’indomani le scrissi io “Vorrei fossi qui” Pensando “o la va o la spacca, e se va male le chiederò di tenersi tutto per se” Mi rispose dopo un po’: “Dammi Il tempo di arrivare”. Io fremevo. Nel giro di venti minuti suonò il citofono. La feci entrare. Non sapevo che dirle. Le presi la testa fra le mani e la baciai. Lei rimase immobile. Staccai le mie labbra dalle sue e la guardai fissa negli occhi. “Dio mio” rise. Quella risata fu il suo via libera per me. Continuai a baciarla cosi, in piedi dietro alla porta. Lei era un po’ confusa, le chiesi se volesse andare in camera, “ci mettiamo comode”. Lei annuì. Una volta sul letto iniziò a ricambiare i miei baci ed a sciogliersi; mi baciava ad occhi chiusi, si stava lasciando completamente andare. “Togliti la maglietta, ti prego, voglio guardarti” lei senza esitare lo fece, sotto indossava un reggiseno di pizzo rosa antico, che le slacciai immediatamente. “Ah, così, subito?” mi disse imbarazzata. Avevo davanti agli occhi un seno stupendo, sarà stata una terza, con dei capezzoli grandi e scuri che iniziai a baciare, e succhiare. Lei si posizionò in ginocchio di fronte a me, e mi disse ridendo “ora però dobbiamo pareggiare”: avevo un top a fascia, che con un movimento deciso mi tirò giù. Rimase estasiata dal mio seno, lo fissava e toccava, e poi si attaccò avidamente ad un mio capezzolo, le sue piccole mani reggevano un seno per volta. Inaspettatamente scese giù con una mano, scansò il perizoma e mi toccò la fica. Presi il suo gesto quasi come un invito fare lo stesso, e lo feci. Mi guardò, rise, e mi disse “perdonami, sono un po’ emozionata” Aveva la fica fradicia, il suo perizoma era zuppo. Ma anche quando tolse la mano dalla mia fica vidi tutta la mia bava. “Spogliamoci, ti prego”, le dissi. Il suo perizoma era coordinato al reggiseno, e la cosa mi fece impazzire, pensando al fatto che avesse indossato quel completino solo per me…Si stese a pancia in su, mi posizionai fra le sue gambe allargate. Una delle visioni più belle che abbia mai avuto in vita mia: era stupenda, perfetta, due seni tondi e morbidi, ventre piatto due cosce sode e lisce. Mi stesi dolcemente su di lei, tornai a baciarla in bocca, per poi scendere sui capezzoli, toccarla e accarezzarla ovunque. Le sue gambe mi cingevano e in quel momento la cosa più naturale che potessi fare fu portare la mi lingua ad aprirle la fica. Sentii che non aveva odore ed era quasi insapore, tutte le mie paure erano in quel momento volate via e pensavo solo ad una cosa: farla godere. Le passavo piano la lingua fra le grandi labbra, per poi insistere sul clitoride, lei mi accarezzava i capelli ed iniziava a gemere. A quel punto le infilai un dito dentro, poi due…Per la prima volta ero dentro una donna… Sentii che era uguale a me, solo un po’ più stretta. Continuavo a leccare e succhiare grandi labbra e clitoride, mentre la scopavo sempre più forte con le dita. Ad un certo punto mi serrò le gambe intorno, e sentii la fica pulsarmi sulla mano, intorno alle dita. Era venuta. Lei rideva e respirava forte, io la guardavo ma non ci capivo niente. Ero ancora in ginocchio, lei mi mise due dita sul clitoride ed iniziò a sgrillettarmi… Era delicatissima, faceva dei piccoli movimenti veloci …Non so dirvi quanto ci misi a venire, ma credo non passarono più di trenta secondi. Uno spasmo lungo e violento mi percorse tutto il corpo, spossate e col fiatone ci allungammo una di fianco l’altra.
Parlammo della cosa che ci meravigliò di più, che fu vedere quanto ci fossimo bagnate, io spesso dovevo usare un gel con Marco, lei addirittura mi disse che si fece visitare perché col suo ex non si bagnava per niente.
La salutai con un lungo e dolce bacio prima di aprirle la porta, dicendole che lo sapevo che sarebbe stata la prima e l’ultima volta con lei. E così è andata.
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