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La sciura Maria.

La sciura Maria.
Nonostante i suoi cinquantacinque anni, la vedova del ragionier A. era ancora una bella donna, dotata di forme piene e sensuali. Dopo la perdita del marito, avvenuta qualche anno prima, si era interamente dedicata ai figli i quali, però, si erano dovuti trasferire all’estero per motivi di lavoro, lasciandola completamente sola.
Con la pensione del marito viveva agiatamente nella sua bella casa aiutata dalla giovane cameriera, ma la solitudine le pesava parecchio.
Per carità, c’era senza dubbio chi stava peggio di lei; aveva un sacco di amiche, si occupava di volontariato, frequentava musei, gallerie, teatri e concerti. Leggeva molto e veniva spesso invitata a cena fuori, a ricevimenti e feste.
Ma durante la notte, sola nel suo lettone, si rigirava sconsolata tra le lenzuola sognando di avere al suo fianco un uomo che le placasse gli ardori che, sin da giovinetta, l’avevano accompagnata per tutta la vita.
Suo marito era stato un buon compagno, la scopava quasi tutte le notti, ma adesso lui non c’era più e così la nostra vedova, che di nome faceva Maria, si sfiniva di ditali che le procuravano un momentaneo sollievo, lasciandola però sostanzialmente insoddisfatta.
Certo, c’era Milvia, la giovane cameriera, che di tanto in tanto, in cambio di qualche suo abito smesso, di un paio di scarpe che lei non portava più o di una piccola mancia la aiutava a provare un po’ di piacere, ma un uomo sarebbe stata tutta un’altra cosa.
Milvia era giovane, aveva un bel corpo, due belle tette, un bel culo rotondo e sodo e un bel figone peloso e alla signora Maria piaceva parecchio farsi quella camerierina così appetitosa, leccarla e farsi leccare, infilarle le mani e la lingua dappertutto e farsi fare a sua volta delle lunghe leccate di figa che le facevano raggiungere due o tre orgasmi di fila.
Ma la voglia del maschio, di un bel cazzo duro, grosso e nodoso che le squassasse il ventre e si piantasse fino ai coglioni nei suoi sfinteri e glieli pompasse di brutto non l’abbandonava mai.
Non che le mancassero i corteggiatori, ma erano tutti uomini anziani che non le facevano sangue. Dei vecchi mollicci, rispetto ai quali preferiva comunque le giovani carni della cameriera.
La quale, abituata com’era sin da giovanissima a soddisfare le voglie dei propri famigliari, non si negava a qualsiasi richiesta le rivolgesse la padrona, compresa quella di lasciarsi picchiare.
Non che la signora Maria ci andasse pesante; però, quando era proprio infoiata, le piaceva battere la povera Milvia con qualunque cosa le capitasse a tiro, scarpe, battipanni, cinghia, qualsiasi cosa.
Salvo poi, quando riteneva di essersi sfogata, coprire la ragazza di baci e affondare il viso tra le sue cosce fino a sfinirla di orgasmi e lasciarla poi con delle lautissime mance.
Non si sa se fosse per il pensiero delle mance o se fosse per pietà verso la signora Maria, fatto sta che un giorno Milvia le propose di portarle un paio di suoi famigliari.
Cosa intendi dire? – domandò la padrona.
Guardi signora, mio marito ed i miei due fratelli sono tutti disoccupati e passano la giornata al bar a spendere soldi o a casa a tirarsi le seghe. Potrei farli venire da lei, e le assicuro che non avrebbe da pentirsene. Sono tre bei ragazzi e hanno sempre i coglioni in ebollizione. Con una bella donna come lei farebbero faville.
Vuoi dire che potrei farmeli tutti e tre?
Eccome! Le ho detto che passano la giornata a tirarsi le seghe o a dare fastidio alle donne di casa. Quando sto a casa me li ritrovo sempre addosso con i loro ceri ritti; mi mettono le mani dappertutto e fino a che non gli svuoto i coglioni non mi lasciano in pace.
Anche i tuoi fratelli?
Soprattutto loro! Vedesse che mazze che tengono! E sono continuamente arrapati, solo che non hanno soldi per procurarsi una donna, così tocca a me soddisfarli.
E tuo marito? Non dice nulla?
Chi, quello! Lui guarda e poi si unisce a loro.
E tu te li fai tutti e tre?
Per forza!
Ti fanno godere almeno?
Come una maiala. Mi pompano dappertutto e non si stancano mai. Sborrano in continuazione quei bastardi!
Ci devo pensare – disse la signora Maria.
Pensa che ti ripensa, la donna accettò. Prima, però, voleva conoscerli, questi famigliari di Milvia.
La domenica successiva invitò tutti al ristorante. Ne scelse uno dove si mangiava bene ma un po’ fuori mano, dove nessuno la conosceva.
All’una in punto Milvia si presentò all’appuntamento accompagnata dai parenti.
I tre ragazzi erano proprio dei buzzurri, però non erano niente male. Bel viso, bel fisico, puliti e, a quanto si poteva intuire, dovevano avere un bel pacco.
Dopo un lauto pasto ed una abbondante bevuta, i cinque si recarono a casa della signora Maria dove Milvia, dopo avere preparato un buon caffè, provvide a rompere il ghiaccio mettendo su un disco ed invitando uno dei fratelli, che si chiamava Beppe, a farla ballare.
A quel punto il marito, tal Gianni, invitò la padrona di casa mentre il secondo fratello, Nani, provvide a smorzare le luci.
Insomma, la faccio breve. Dopo un paio di balli ed un paio di bicchieri il gruppo si riformò su uno dei divani del salotto dove Beppe, il più scafato, abbracciò la vedova e cominciò a baciarla in bocca.
La quale vedova, dal canto suo, non vedeva l’ora di cominciare e al pensiero di quei tre manzi a sua disposizione era già bagnata fradicia e rispose con calore appassionato al bacio del giovanotto.
Nel giro di pochi minuti Milvia e la padrona erano senza mutandine e, dalle patte aperte dei tre ragazzi, svettavano tre magnifici cazzi, di quelli che la vedova neppure osava sognare.
Certo, i tre giovanotti non brillavano per delicatezza, ma quando la signora vide Milvia inginocchiarsi sul divano e, con la gonna rialzata sulla schiena, offrire il proprio culo ad uno dei fratelli, si sentì quasi mancare dalla libidine.
Adesso ti rompo il culo – stava dicendo Nani alla sorella mentre, per stare più comodo, si sfilava calzoni e mutande mostrando in tutta la loro potenza una fava enorme e dritta come un fuso ed un paio di enormi coglioni.
Come al solito, brutto bastardo – gli rispondeva Milvia sollevando le chiappe – rompimelo pure. L’importante è che qualcuno dopo mi scopi la figa e mi faccia godere.
Anche gli altri due si erano nel frattempo sfilati calzoni e mutande e la signora non la finiva più di rimirare quelle fave e quei coglioni che presto l’avrebbero fatta godere.
Erano davvero ben dotati quei ragazzi, e quando i due le diedero la mazze da ciucciare lei spalancò la bocca ed accolse entrambe le cappelle.
Quant’era che non sentiva più il sapore del cazzo!! Se le sarebbe mangiate quelle due cappelle!! Mentre la sua lingua e le sue labbra lavoravano all’impazzata sui contorni larghi, spessi e rialzati delle tue teste di cazzo, massaggiava e soppesava i grossi coglioni dei due ragazzi pregustandosi le sborrate che le avrebbero sicuramente regalato.
Si, perché se c’era una cosa che alla signora Maria piaceva era proprio la sborra del maschio. Le piaceva calda, spessa e odorosa. Le piaceva prenderla in bocca, in viso, sulle sue grosse poppe, in figa e in culo.
Mentre sbocchinava quelle formidabili mazze dalle quali stavano cominciando a colare le prime gocce di bava, lanciò un’occhiata alla coppia sul divano.
Il fratello, affondato negli sfinteri della cameriera, se la stava ingroppando come un forsennato facendo urlare la ragazza di dolore e di piacere. Mentre le pompava il buco del culo sbattendo rumorosamente le palle contro le sue chiappe, il ragazzo schiaffeggiava violentemente il bel viso della sorella coprendola contemporaneamente di insulti.
Troia, maiala, ti piace farti rompere il culo dal tuo fratellino – le stava dicendo mentre affondava sempre più profondamente dentro di lei.
Avendo notato che la padrona li guardava vogliosa, Nani si rivolse anche a quest’ultima.
Dopo lo rompo anche a te quel tuo culone. Ti sbatto la mazza tra quelle grosse chiappone. Te lo faccio sentire io cosa vuol dire prendere un cazzo nel culo, vecchia bagascia.
Per nulla offesa da quelle parole, la nostra vedova non vedeva l’ora che qualcuno la infilzasse e, sfilatasi le fave dalla bocca si buttò riversa sul divano, a fianco della cameriera, offrendo le cosce spalancate.
Trombatemi, ragazzi, trombatemi, mettetemelo dappertutto, ne ho troppo bisogno.
Si trombatela, fatele vedere chi siete – le fece eco Milvia – anche tu, Nani, sfilati dal mio culo ed unisciti agli altri. Dobbiamo far godere la signora come non ha mai goduto in vita sua. Mi unisco anch’io.
E così, la signora Maria si ritrovò con ben quattro persone interamente dedicate a farla godere.
Dopo averla spogliata completamente i quattro si apprestarono a soddisfarla.
Cosa desidera, signora? – le domandò Milvia.
Tutto – rispose semplicemente lei.
Ci farà un bel regalo? – domandò la cameriera.
Quello che volete.
La donna era arrapata come una vera maiala e non aveva certo voglia di stare a discutere sulla ricompensa.
Duemila euro?
Andata!
Per duemila euro quei quattro furbacchioni, che in realtà non erano affatto parenti, si sarebbero scopati pure un cadavere, per cui nelle successive cinque ore si dedicarono interamente alla donna facendola letteralmente impazzire dal godimento.
Dopo anni di astinenza dal cazzo, quelle tre giovani fave, dure, dritte, grosse e nodose, non avrebbero potuto trovare terreno migliore per esercitare, aiutate da Milvia, tutta la loro potenza.
Mentre uno la leccava dalla testa ai piedi coprendola di saliva, Milvia le leccava la figa, il finto marito le leccava le poppe e ciucciava i capezzoli ed uno dei finti fratelli la baciava in bocca succhiandole lingua e labbra.
Poi le diedero da ciucciare i tre cazzi, i coglioni ed i buchi del culo. I tre ragazzi avevano davvero dei bei fisici e la donna non vedeva l’ora che le montassero sopra e se la facessero in tutte le maniere.
Con un cazzo nel culo, uno in figa, uno in bocca e la cameriera che le leccava sapientemente le grosse poppe, la signora Maria godette fin quasi a perdere conoscenza e quando i tre giovanotti, dopo averla pompata con una violenza inaudita, cominciarono a scaricarle in corpo, in faccia e sulle poppe tutto il loro piacere, ebbe una serie interminabili di orgasmi.
Nel salotto si respirava odore di corpi sudati, di figa fradicia, di seme maschile.
Se all’inizio quei tre malfattori si erano prestati all’incontro solo per denaro, adesso erano davvero arrapati e sul divano, sui tappeti, sui corpi delle due donne c’erano i segni delle loro abbondanti sborrate.
La vedova volle assistere, col viso quasi attaccato ai sessi dei quattro giovani, all’accoppiamento dei tre ragazzi con Milvia. Volle che la picchiassero, le rompessero il culo, le sfondassero la figa e la ricoprissero di sborra sotto il suo avido sguardo.
Nella vasca da bagno si fece ricoprire di piscio e pisciò a sua volta in bocca alla cameriera.
Tornati in salotto la picchiò e si fece picchiare da quei nerboruti giovanotti che, sempre a cazzo duro, gliene diedero di santa ragione per poi incularsela a turno.
Quando, sfinita dagli innumerevoli orgasmi, dolorante in tutto il corpo per le botte ricevute e con il culo e la passera in fiamme, li congedò dando loro il denaro pattuito, i quattro la salutarono educatamente chiedendole se volesse ripetere l’esperienza.
Quando volete – disse lei – mai ho speso meglio il denaro lasciatomi da mio marito.
Così gli incontri avvennero con cadenza settimanale e a poco a poco tra i cinque ci fu una tale affiatamento che, dopo qualche mese, la donna invitò tutti ad andare a stare a casa sua, tutto a sue spese naturalmente.
I quattro ovviamente accettarono e da allora la vedova del rag. A. è la donna più felice del mondo. Quando non la sbattono come forsennati, i tre uomini aiutano Milvia facendo qualche lavoretto, cucinano, fanno da autisti e giardinieri.
Di giorno e di notte sempre a disposizione delle voglie della vedova, i quattro malandrini hanno come unica preoccupazione quella di farla godere in tutte le maniere possibili.
Lei li alloggia, li sfama, li veste. A volte le basta assistere agli accoppiamenti di quei quattro assatanati, spesso partecipa anche lei.
E’ riuscita a convincere i tre manzi a farsi tra di loro e le piace assistere, mentre lei si fa la bella cameriera, alle loro forsennate inculate, ai loro reciproci bocchini e alle loro enormi sborrate.
Lunga vita alla signora Maria!!

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