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Serena cap 4

Serena cap 4
Capitolo 4.

Le braccia di Serena ricaddero lungo i fianchi… il tocco di Paola la disgustava, ma non aveva la volontà di fermarla… osservava Marco, lì accanto. Il suo viso risplendeva. L’espressione di chi ha messo in gabbia la preda.
Una trappola ben eseguita… non c’era niente da dire… e lei aveva fornito tutto su un piatto d’argento… segreti vari, motivi per ricattarla, confidenze varie che pesavano come macigni… E, da stupida, aveva voluto per orgoglio perdere il favore di Marco molto tempo prima, avendo però cura ogni tanto di fargliela annusare, per prendersi gioco di lui. Altrettanto stupidamente aveva fissato lei le regole con Paola… mai confidenti, amiche o trattarla come suo pari… no… doveva essere superiore…
Ma mai, mai avrebbe pensato a questo… essere totalmente alla mercè di persone che si stavano rivelando dei maiali demoniaci… Era naturale che, avendone gli strumenti, qualcuno gliela volesse far pagare… era naturale pure che Marco avesse preteso il “pagamento” da lei con certe prestazioni… qui però stavano impostando ogni cosa per usarla a loro piacimento quando e come gli faceva comodo… Non solo Marco, anche quella bastarda di Paola… quella donna… che aveva in mente? Non voleva forse… no, non era possibile. Le veniva da vomitare al solo pensiero.
E cosa le rimaneva da fare? Confessare tutto al marito? Non solo l’avrebbe distrutto, con un colpo al cuore, nel dirgli la verità… ma si sarebbe anche ritrovata senza più casa, senza sostentamenti, senza nulla… apparteneva tutto a lui, che senz’altro si sarebbe messo d’impegno per ridurla a niente… Non c’erano vie d’uscita. Non ne vedeva. Si sentiva disperata.
Anche alla luce di quello che stava accadendo proprio in quel momento.
Paola si voltò verso Marco, come in attesa.
Lui sorridente, diede l’ordine “slegala, abbiamo tanto da fare.”
Rimaneva stupefatta, nel sentir dir da Paola un “certo signore” assolutamente deferente.
Paola però si mise subito al lavoro, chinandosi e liberandole entrambe le caviglie. Serena rimase un istante ancora appoggiata al bancone… nonostante le rivelazioni appena avute, non poteva cancellare i risultati della prova a cui era appena stata sottoposta… si sentiva sfinita, oltre che avvertire sempre quel pulsare nel ventre che non trovava liberazione…
Fu solo un istante, comunque, Marco non tollerava di più.
Sempre parlando con Paola, usò un tono perentorio. “nell’ufficio.”
Paola, luminosa come non mai, prese Serena per i capelli, con un gesto che la donna aveva ormai imparato a conoscere e temere. Si lasciò portare dalla sua ex subordinata fino alla stanzetta, dietro seguiva Marco, che aveva portato le borse e le riponeva a terra, accanto alla scrivania.
“C’è odore di puttana qui dentro…” disse Paola, con un sorrisino sulle labbra.
Serena rimaneva zitta, umiliata. Sì, era vero. Si percepiva l’odore di lei, del suo calore… di quello che era avvenuto lì dentro.
Paola continuava a tenere la sua preda per i capelli, Marco invece le si fece davanti, guardandola negli occhi.
“Spogliati, puttana.” Sibilò lui. I sorrisi ironici erano spariti. Marco adesso era glaciale in ogni affermazione, e Serena si sentiva infatti raggelata da quegli ordini secchi, che non ammettevano repliche…
Ma esitava… La presenza di Paola, oltre a quella di lui, la riempiva di una vergogna e di un senso di vulnerabilità mai provato nemmeno quando l’aveva legata alla scrivania… L’atteggiamento di lui… o la sadicità che intuiva in lei…
“Problemi?” chiese lui spazientito.
“Cosa… cosa volete farmi ancora? Mi hai già usato… come più ti piaceva, io ti prego di…” sussurrò Serena…
Un mezzo sorriso spuntò sul viso dell’uomo, ma di rassicurante non aveva niente.
“Ho usato il tuo corpo… e in minima parte… io lo voglio tutto, completamente. E assieme al corpo, anche la mente… Capirai strada facendo. Adesso, nuda. Altrimenti…” e lasciò la frase in sospeso. Ma tanto bastò.
Trattenuta da Paola, impedita nei movimenti, Serena infilò comunque i pollici nella gonna, lasciandola ricadere a terra. Alzò lo sguardo su Marco… sperando di trovare chissà quale impossibile gesto di clemenza… trovò solo un muro.
Doveva solo ubbidire.
Dita tremanti… sui due bottoni della camicetta… e poi sfilarsela…
Nuda. Come le era stato ordinato.
Nuda. A sentire gli occhi di due porci sul suo corpo.
Lacrime sulle guance. E le mani di Marco che prendevano i suoi seni da sotto, a soppesarli, a beneficio di Paola…
“Che te ne sembra Paola? Può essere una puttana di tuo gradimento?” chiese lui, senza smettere di fissare la sua preda negli occhi.
“Assolutamente sì. Meglio cominciare, direi…” disse sorridendo l’altra.
Serena assisteva avvilita a quello scambio di battute… parlavano di lei come un pezzo di carne… e l’accenno di Marco prima… voleva anche la sua mente… in che precipizio era finita?
Ad un cenno di Marco, Paola sospinse Serena verso la scrivania. Rudemente, fu spinta a piegarsi sul mobile, non più distesa, piegata piedi a terra e ventre sul piano di lavoro.
La mano di Paola continuava a trattenerla in basso, tra i lamenti di Serena, il cui viso era voltato verso il muro. Non vedeva cosa stesse facendo Marco. Udiva il rumore del suo rovistare nelle buste, e il seguente avvicinarsi a lei. I polsi le furono portati dietro la schiena, da Marco, aiutato dalla mano libera di Paola.
In un attimo, furono legati assieme. Non erano certo collant stavolta… Serena non aveva mai sentito sulla pelle delle vere e proprie polsiere, come non aveva mai fatto esperienza delle cavigliere che le intrappolavano le caviglie ai piedi della scrivania. Sentiva la voce di Marco…
“Ecco la lista di quello che voglio. Due ore. Questo è il tempo che ti concedo ora.” Stava dicendo l’uomo a Paola… e Serena non capiva… a che lista si riferiva… ma soprattutto, la stava lasciando sola con lei… non comprendeva il perché, ma sapeva che questo sarebbe stato un altro inferno…
“Sì, signore. Due ore. Non ti deluderò.” Anche non vedendo, Serena poteva sentire quanto fosse piena di bramosia la voce della donna…
E di nuovo Marco al suo orecchio…
“io adesso passo al negozio, lo seguo io oggi… Paola adesso si prenderà cura di te… e pretenderà molte risposte dalla tua bocca da puttana… come hai sentito, ha due ore per ottenerle… potrei ordinarti di dirmi tutto ciò che voglio, ma preferisco così… se lei non le otterrà in due ore, la punirò davanti a te… Se invece riuscirà a farti dire e fare quello che vuole, per te sarà peggio di com’è ora… anche se non ti sembra possibile… a presto, puttana.”
E si allontanò. Un secondo dopo, Serena udì la porta che si chiudeva. In quella stanzetta, adesso lei era sola con Paola… che le camminava attorno, in silenzio…
Giuntale alle spalle, sentì la presa tra i capelli. La donna la stava tirando con decisione, ma senza farle male, fino ad averla ritta davanti a sé, di spalle, incastrata tra il suo corpo e il mobile, mentre le cavigliere assicuravano che stesse ben divaricata… Paola le tirò indietro la testa, fin quando potè vederle il profilo…
“Allora, gran signora… a quanto pare, siamo rimaste sole… e questa volta, chi comanda sono io…” le sussurrò.
“Tu me la pagherai… giuro Paola che tu me la pagherai…” disse Serena, la voce colma di disprezzo.
Il sorrisetto di Paola, mentre posava un dito leggero sul ventre della sua preda… un tocco lieve… a risalire…
“Ma puoi già farmela pagare… hai sentito Marco… ti basta solo resistermi… non sarà poi così difficile… o sì…” e il dito dell’aguzzina arrivò al capezzolo di Serena, iniziando a fare piccoli circoli intorno ad esso…
Serena non aveva mai provato nulla di sessuale verso altre donne… nessuna pulsione, nessuna attrazione… non aveva mai nemmeno fantasticato su questo… quello stuzzicare leggero quindi doveva crearle solo ribrezzo… Il problema era la sollecitazione ricevuta durante il giorno… E di questo senz’altro Paola era informata… e ci marciava sopra…
“Toglimi… toglimi… l-le mani… le mani di dosso, stronza!” sibilò, attenta a non lasciar trasparire cosa quel dito le provocava.
“No no Serena… “ proseguì l’altra, lasciando i capelli e stuzzicando entrambi i capezzoli “parlami pure del farmela pagare… sei poco chiara, balbetti…” disse stringendo piano quei deliziosi chiodi così duri…
Serena non poteva evadere da quella stimolazione , stretta com’era dal corpo della ex sottoposta e il tavolo, e la stronza si divertiva un mondo a sentirla mugolare, gemiti che vanificavano quell’atteggiamento di guerra che pretendeva di avere…
D’improvviso Paola la lasciò e Serena si ritrovò ancora piegata sul tavolo, ansimante.
“dunque dunque, Serena…” riprese l’altra, dietro di lei “inizia la nostra piccola sfida… cè qui una piccola questioncina che Marco vuole siano appurata…” precisò, osservando con voglia il culo e la figa ben esposte della preda…
“Paola… almeno tu… ti prego, ti scongiuro, lasciami andare… io ti imploro…” mormorò Serena, provando ancora la via della pietà.
Come se non avesse udito, Paola continuò “Prima però devo sistemare questo… dovè… oh sì, eccolo!”
Serena non capiva a cosa si riferisse… dapprima riuscì solo ad intravedere Paola che piazzava una delle due sedie a lato della scrivania, poi vi appoggiava qualcosa sopra…
“Cosa?? Che serve quello??” chiese Serena, vedendo il piccolo notebook aperto e funzionante sullo scranno. Lo schermo rimandava l’immagine di lei legata alla scrivania…
“No, non puoi, Paola, Paola!!!” urlò, rendendosi conto che il piccolo computer la stava registrando. Serena prese a contorcersi, a tirare su cavigliere e polsiere… ma queste non cedevano di un millimetro… e lei rinunciò a tentare, sfinita.
Paola, sorridente, si riportò dietro la sua preda.
“E’ necessario, gran signora… dai, su, sarà uno spettacolino bellissimo… ma ora basta perdere tempo, non vorrai che io perda la sfida, no?” disse ironica, posando un dito sull’interno di una coscia di Serena e sentendo come già la donna si irrigidisse…
“Allora, la questione… devi chiamare il tuo maritino, e dirgli che stasera hai invitato a cena il tuo capo e la tua collega…” enunciò Paola.
“Cosa???” gridò Serena, stupefatta da una richiesta tanto scellerata. Mai avrebbe permesso che quei due porci invadessero casa sua… di conoscere il marito poi… no, mai.
“uhm…” mormorò l’altra “pensavo comprendessi che ti conveniva essere…. Collaborativa…” sospirò con un tono falsamente triste, mentre faceva scorrere il dito fino al taglio…
“N-no! Pa-paola… non… n-non… con le d-donne… ahhhh!!!” gemette, quando il dito entrò fino in fondo. Nessuna difficoltà nello spingerlo… Serena continuava ad essere estremamente recettiva, e con vergogna non solo sentiva quanto si stesse bagnando suo malgrado, ma poteva anche udire lo sciaquettio prodotto dal dito che andava avanti e indietro…
Gemeva… gemeva… in un lampo Paola l’aveva riportata a livelli osceni di eccitazione…
E nel mentre chiedeva…
“Ti compongo il numero, gran signora?”
“N-n-noooh!!! T-tu… ahhhh!!!” urlò ancora, mentre Paola accelerava il ritmo. Dentro fuori, dentro fuori, a fondo. La mente di Serena rifuggiva quell’assurda masturbazione, ma era ancora il corpo a tradirla… L’eccitazione montava, e quando Paola, nel suo gioco sadico, rallentava, era il culo di Serena ad oscillare per quanto possibile, alla ricerca di quelle dita…
“No? A me pare sia un bel sì quello che sta dicendo questa bella rosellina…” ghignò Paola, passando da una a tre dita…
Il tremito di Serena si trasmetteva ad ogni centimetro della sua pelle… mancava poco… poco…
“Chiamiamo il maritino, Serena?” si ripropose l’altra.
“N-no… n-oooo!!!” nuovo urlo, al fermarsi di Paola. Un orgasmo perduto quando mancava un nulla…
“Uh, che palle Sere…” disse lei, concedendole un istante di tregua che peraltro Serena non sembrava volere…
“Tu… tu non mi obbligherai mai… mai… a chiamare… capito… mai!!” disse tra gli ansiti la donna, mettendo tutta la convinzione che poteva nel suo discorso.
“Se lo dici tu, gran signora… adesso ricominciamo però…” e infilò le tre dita nella figa di lei, iniziando a stantuffare.
Il “mai” di Serena durò altri venticinque minuti. Tra contorcimenti e gemiti, al quinto orgasmo mancato, quando letteralmente era ridotta a gocciolare, qualcosa in lei si spezzò.
“il… tel… telefonoooohh!” disse, sotto un altro colpo profondo della sua manipolatrice. Che subito dopo si fermò.
“Dicevi, signora?” ghignava Paola.
“Telefono… chiamo… chiamo… maledetta stronza, chiamo!! sei solo una puttana Paola… ricordalo…” sibilò Serena, tra le lacrime. Ma non sapeva più se il pianto era per la costrizione o la frustrazione… Aveva ceduto, e quello era un dramma, il desiderio di godere però, sovrastava tutto…
“Sì… sì… sono una puttana… invece la signora che tradisce il marito è una santa…” e glielo disse sibillina, posandole il telefono accanto al viso. Paola schiacciò l’avvio chiamata, e mise in viva voce.
Serena teneva gli occhi chiusi. Una situazione assurda… Legata al tavolo, masturbata da quella che era la sua dipendente… gocciolante… e sotto l’occhio di una telecamera, stava per chiamare suo marito…
“Pronto tesoro. Ti sei liberata?” chiese subito.
“sì… un minuto solo… volevo dirti… stasera…” diceva lei, a voce bassa…
“Stasera?” incalzava lui.
Un momento di incertezza… non voleva… non poteva…
“Ah!”, un gemito, e veloce si morse il labbro. Paola le aveva sfiorato il clitoride, allo scopo di incitarla.
“Amore, tutto bene?” continuava l’uomo al telefono.
“Sì… sì… stasera, verranno a cena a casa nostra il mio capo… e Paola…” disse tutto d’un fiato.
“A casa? Stasera? Ma finisci tardi… e sarei un po stanco…” rispose lui.
Quel dito tornava… un tocco leggero… poi spariva… per ritornare… e lei sussultava ogni volta…
“Non… solo stasera… solo stasera…” sospirò Serena, sforzandosi di concentrarsi nel parlare.
“e va bene… vi faccio trovare pronto… ma come mai, è successo qualcosa?” chiese lui, preoccupato.
“No… asc-ascoltami, alle 21.30 s-aremo lì… ok? O-ora devo andare…”
“ok tesoro…” acconsentì suo marito, poco convinto “a stasera allora, ciao.”
“Ci-ciao.” E sentì chiudere la comunicazione. Era atterrita.
Al contrario di Paola, trionfante.
“Perfetto!!! Direi che la sfida l’ho vinta, e con largo anticipo!! Sei contenta, gran signora?” chiese avvicinandosi all’orecchio di Serena.
Serena non si capacitava di quello che era accaduto… realmente aveva invitato i due a cena a casa sua… cosa avevano in mente… Tirò sulle polsiere… nulla. Non poteva liberarsi.
“… e adesso che la nostra gara è terminata, posso giocare un pochino più liberamente con te…” sussurrò Paola.
Iniziò passandole il dito lungo il viso, mentre Serena, come un automa senza volontà, subiva passivamente e in silenzio quelle attenzioni.
Il dito procedette lungo il collo… la schiena… generando piccoli sussulti nel corpo della preda, troppo carico di voglia, per rifiutare le sensazioni, anche se era un’altra donna a procurarle… Paola trovava quel silenzio a mascella serrata entusiasmante… la portava ad essere sadicamente lenta… sadicamente leggera… ed è con questa leggerezza e lentezza che la fece rialzare, sempre legata mani e piedi… la cinse da dietro, le mani che proseguivano quelle carezze lungo il ventre… dieci dita che sfioravano il ventre… più giù… Serena che si inarcava, a capo rovesciato sulla spalla di lei… aspettandosi, no, no, desiderando a quanto sembrava… che lei scendesse ancora… a sfiorarle la fighettina…
Vicino… vicino… ma risaliva, invece di mettere le mani tra le cosce della sua sottomessa. Sentiva i moti di disappunto di lei, come avrebbe urlare “fammi godere”, ed invece la preda si imponeva quel tremante silenzio, carico di mezzi lamenti, dovuti ad un carico di voglia inespressa, seppur non voluta.
Le dita, ora a disegnarle le forme delle tettone… lenti circoli, mentre l’ansimare di Serena diveniva furioso… E poi i capezzoli… Paola adesso li rigirava piano tra le dita, per Serena erano continue scariche di piacere che non veniva consumato, mentalmente non voluto, eppure quella tortura la faceva soccombere…
La voce di Paola in un sussurro…
“Sai cosa mi piace Sere? Essere scopata… a partire da quando sento il cazzo appoggiarsi sulla mia figa…”
“St-tai z-zit-ta…” balbettava l’altra… la mente sconvolta… i capezzoli facevano male da quanto erano duri…
“… quando comincia ad entrare… caldo… che mi allarga per bene…” continuava Paola, ben sapendo che tutto era una fustigazione ormai per la sua preda…
Serena era come una biscia nell’abbraccio di lei… quelle dita, le visioni che le parole le davano… tutto in lei adesso voleva tradire quello che era stata durante la sua vita… voleva essere sbattuta, da uomo o donna che fosse… Solo una piccola parte della mente riusciva a non arrendersi, a fare in modo di implorare come una cagna in calore…
Ma per quanto…
“… e quello di Marco è così duro quando entra…” continuava implacabile Paola “mi riempie… mi sfonda…”
“Smettilasmettilasmettilaaaaaaaaahhhh” Serena stava capitolando e lo sapeva. Sentiva gli umori colarle lungo le cosce… troppo e tutto insieme… mente, corpo… le sembrava di impazzire…
“E tu lo vuoi ancora… tu lo vuoi il cazzone di Marco, vero…”incalzava Paola.
“N-n..ommmiodddio!!!” un altro urlo, quando i tocchi si accompagnarono alla lingua di Paola sull’orecchio…
“Puoi averlo anche subito… basta che tu lo chieda… lo chiedi, e avrai tutti gli orgasmi che vorrai… dillo…”
Serena sbatteva la testa a destra e sinistra, non voleva, non voleva assolutamente … ma la tortura… era il suo ventre che stava prendendo il comando… non poteva cedere, non poteva… c’era poi quel maledetto computer che registrava…
“T-ti pregoohh… non…” e ancora Paola che le faceva scendere la mano, a due centimetri dal clitoride, senza ancora sfiorarlo…
“dillo… dillo che ti serve il suo cazzo… dì che lo vuoi, e godrai subito…”
Il nuovo rifiuto secco di Serena non arrivò mai. Le morì in un gemito profondo, lunghissimo, quando le dita di Paola finalmente si posarono sul clitoride e iniziarono a strofinarlo… sempre attente a non farle oltrepassare il punto di non ritorno…
Serena colava… colava tra le dita della sua aguzzina, un gemito continuo… la pelle lucida di sudore adesso…
E quella mano insisteva… non doveva… non doveva… ma il suo limite era superato… umiliarsi… umiliarsi per far terminare quell’agonia…
“Vo-voglio… il cazzo… sì… v-voglio… il suo cazzo…” singhiozzò, rabbiosa…
Ma da cosa derivava la rabbia… dalla resa, o dalla voglia… Serena non si poneva la domanda adesso, troppo sconvolta per farlo…
Né se la poneva Paola. Quello che contava, era l’obbiettivo… il sottometterla a tutto ciò che voleva…
“Bene” disse, lasciando ricadere Serena sulla scrivania, ansante “credo che Marco sarà molto contento di me, e quindi avrò anch’io la mia ricompensa, più tardi…” e si chinò su di lei, bisbigliandole… “e indovina un po cos’è la mia ricompensa… anzi, chi è…”
Serena strinse le labbra, mentre l’altra apriva la porta e usciva, lasciandola sola a singhiozzare, in preda alla voglia e alla vergogna… ridotta ad implorare di essere scopata da quel maiale… ma era stata obbligata, sì! Cercava di convincersi di questo, ma non poteva fare a meno di considerare quanto il suo corpo avesse bisogno… e il suo senso di colpa usciva ancora… era quello che si meritava per il tradimento, per tutti quegli atteggiamenti da super donna che aveva voluto ostentare… Quanto avrebbe voluto tornare indietro, correggere gli errori… ma indietro non si poteva… e guardando avanti, vedeva solo il caos… dove l’unica cosa sicura era l’essere diventata un gioco per i due….
Marco entrò nella stanzetta, e chiuse la porta. Doveva dominarsi, per guastare appieno il momento. Non era però così facile… Serena gli faceva scoppiare il cazzo nei pantaloni anche solo guardandola.
La vedeva lì, immobilizzata, nuda, a disposizione totale, piegata alla sua volontà… Paola gli aveva detto che la puttana era bollente… che aveva implorato pur di essere scopata…. Molto bene. Sapeva che Serena avrebbe pagato oro pur di schiaffeggiarlo, di fargliela pagare… poco male, l’aspetto mentale sarebbe stato corretto più avanti… l’avrebbe fatta dipendere da lui, in tutto e per tutto, l’avrebbe portata ad adorare il suo cazzo… sì, si sarebbe impadronito di lei sotto ogni aspetto.
Per ora, il contrasto di sapersi gocciolante e l’odio verso di lui, rappresentava qualcosa di molto eccitante…
Si avvicinò imponendosi calma… lei teneva la testa voltata dall’altra parte, ma lui sapeva che era ben conscia di chi avesse vicino…
Senza preamboli, le passo un dito rapido sul taglio, facendola sussultare e trovandolo grondante… Girandole attorno, le avvicinò le dita al viso… facendole notare il velo bagnato…
“Hai chiesto di me, puttana…” mormorò…
Serena voleva mantenere uno sguardo che facesse capire l’odio che provava, eppure rimaneva velato, facendo intuire la voglia che portava dentro. “Fai… e poi lasciami andare… mi avete portato voi ad implorare…” disse flebile.
Marco si spostò dietro di lei, aprendosi la patta, sempre con la massima calma… Appoggiò la punta del cazzo tra le gambe aperte di lei, solo appoggiato… Sorrise, la puttana era un lago… Paola aveva fatto veramente un ottimo lavoro…
Prese Serena per i fianchi, godendosi lo spettacolo della donna che, seppur immobilizzata, cercava più contatto, cercava la penetrazione… Le mani di lui la presero per i fianchi, saldamente… era pronto, e Marco stesso si sentiva fremente… però c’erano le regole…
“Sono pronto a scoparti, puttana, e te lo pianterò bene in fondo…” disse lui serio “ma devi guadagnarti ogni singolo colpo del mio cazzo…”
“C-cosa vuoi… cosa vu-vuoi ancora…” pianse la donna, che si sentiva sul punto di impazzire.
“Ti farò una domanda prima di ogni colpo… se avrò la risposta, avrai il successivo… chiaro?” precisò lui.
Serena non poteva credere a quelle parole… perché non la usava e la lasciava andare… perché doveva costringerla a questa nuova tortura? Si era già umiliata secondo gli ordini di lui… perché ancora? Quando, quando sarebbe finita?
“Chiaro?” chiese di nuovo lui, spazientito.
E non c’era via d’uscita… pensò Serena… almeno però godendo sarebbe tornata a pensare lucidamente, sarebbe riuscita a… a difendersi?
Colava. E questo era quanto… alla fine di tutte quelle riflessioni, fu quello a farle rispondere…
“Sì…” pronunciò in un sussurro.
“Vedo che ci intendiamo, puttana.” E diede un affondo dentro la figa di lei da farla quasi godere con un unico colpo. Non estrasse il membro, lo tenne lì, dentro di lei, immobile.
“Il primo colpo è gratis, puttana. Ora la prima domanda…” disse lui… sentendola fremere tra le mani, ansimare profondamente… voleva cazzo la gran signora… e lui l’avrebbe concesso, a piccole dosi…
“Da quanto non ti scopa quel cornuto di tuo marito?” chiese diretto.
Serena, ad occhi sbarrati, riceveva quella domanda come una sferzata… vuoi per l’offesa verso il marito, vuoi per la vergogna di confessare la verità… sentiva il fuoco dentro di sé… e quella disperata agonia le scombinava la mente… la costringeva a pensare che se suo marito l’avesse scopata di più…
Il fuoco dentro… aveva bisogno… un altro colpo… almeno un altro, poi non avrebbe più risposto, promise a sé stessa…
“d-due… due me… mesi…ahhhhhhhdddddddiooooooooo!!!!” urlò al secondo affondo, desiderando che quei colpi continuassero a ripetizione…
“Che razza di coglione… “ rise Marco, rimanendo piantato nella sua figa, ma senza muoversi “una tettona puttana come moglie, e manco la scopa…”
“M-muovi-muoviti…” implorava Serena, le lacrime che le rigavano il volto.
“Senti senti la puttana… ha fretta adesso… ok… prossima domanda… chattando con il coglioncello che poi ti sei scopata, nominavi un negoziante qui attorno che ci aveva provato una mattina con te, e che hai mandato a quel paese… ma non hai specificato chi era. Fuori il nome.”
“Per-rchè… perché… sapere… perché???” riuscì a dire lei, cercando di muovere il culo per sentire ancora cazzo…
“immobile, puttana, o stai sicura che ti lascio sul filo per ore… fuori il nome.” Sibilò serio lui.
Impaurita da quella prospettiva, Serena si bloccò… il nome… cosa ne avrebbe fatto di quel nome Marco, se glielo avesse rivelato? Perché voleva saperlo… Sì… un collega di un negozio vicino a sorpresa aveva provato a baciarla qualche tempo prima, e lei l’aveva mandato a quel paese… ma… perché voleva saperlo lui??
Esitava… ma bastò sentire Marco che retrocedeva di mezzo centimetro, per cancellarle ogni reticenza…
“Gianni!! E’… Gianni, del neg-gozio spo-sportivooooohhhhhhhhhh!!!!!!!! NO!!! NON FERMARTI!!!!” urlò Serena, per poi rendersi conto di quanto stesse cadendo anima e corpo nel gioco sadico che l’altro le stava propinando.
“Molto interessante, puttana… e adesso” disse prendendola per i capelli per alzarla e avere le sue tette tra le mani “la domanda più importante… di chi sei?” chiese secco.
Serena era al sul filo dell’orgasmo. Impalata a quel modo, la realtà non esisteva più… sottomessa o meno, contava solo l’immediato…
“T-t-tuaahhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!” urlò ancora…
“Bene… ed ora sentirai come ti fotte lo stronzo che ti fa tanto schifo…” e cominciò a scoparla con colpi secchi e profondi, a ripetizione, con una foga a****le che faceva urlare Serena come una bestia in pieno calore… le mani di lui intanto accarezzavano, stringevano… le tette erano ormai rosse a furia di essere stritolate e palpate… per troppo tempo quella donna gli aveva fatto voglia…
Il primo orgasmo giunse quasi immediatamente, Marco costretto a chiuderle la bocca con la mano, tanto la donna urlava senza ritegno.
Serena, dopo aver goduto, era ridotta ad una bambola di pezza delirante… il venire l’aveva squassata oltre ogni dire, ed ora, senza forze, attendeva di essere ributtata sulla scrivania… doveva riprendersi… doveva riprendere le forze e…
E Marco ricominciò a spingere. Senza concedere tregua. Aumentando anzi il ritmo, continuava ad impalarla, con la faccia distorta dalla furia. Serena non aveva scampo. E non capiva più nulla. Senza aver avuto il tempo di realizzare quanto era successo un secondo prima, si ritrovò direttamente dentro il secondo orgasmo, che così divenne più devastante del primo…
Le urla soffocate si susseguivano. Nessuna protesta, né implorazione. Lei si rendeva conto di essere solo un pezzo di carne da monta nelle sue mani in quel momento, resa incapace di proferire parola , di formulare pensieri, usata come troia da quel cazzo che martellava e martellava.
All’improvviso, Marco fece uscire il membro, salì rapido sulla scrivania, inginocchiandosi davanti al viso di lei, e riservò lo stesso trattamento anche alla bocca.
Non un pompino, no… presa a due mani la testa di lei, passò direttamente allo scoparle la bocca. Su e giù, fino a farle credere di soffocare, fino a farle gocciolare saliva sul piano di lavoro… a fondo… a fondo… su e giù… fino a bloccarla, con il cazzo piantato in bocca, mentre lui scaricava il suo piacere, godendo nel vederla in grande difficoltà, obbligata infine ad ingoiare tutto.
La lasciò tossicchiante sperma, scendendo dalla scrivania. Un minuto dopo, l’aveva liberata da polsiere e cavigliere, ma Serena non si muoveva, sfinita…
Sfinita e… e la realtà presentava il conto… iniziava a realizzare… l’essere stata portata al limite, dai due maiali… così da annientare ogni sua difesa… così da farle dire e fare qualsiasi cosa… e il pc… quello che ora Marco stava raccogliendo… aveva inquadrato tutto… Il suo umiliarsi pur di godere…
Ma… era stata torturata… sì… aveva un’attenuante, si ripeteva… Ma senza convinzione. Era semplice… Marco e Paola non solo avevano i modi per ricattarla, ma individuavano anche i metodi per rendere quello che le facevano un auto umiliazione… Per farla sentire colpevole dal di dentro… Nonostante tutto, infatti, non aveva forse goduto come una pazza?
Sì… e così un altro pezzo di anima era stato esposto a quei due… un’altra parte di lei che passava nelle loro mani…
E, pensava convinta, era solo l’inizio…
“Alzati, puttana, e rimettiti gonna e camicetta. Due soli bottoni, mi raccomando.” La voce di Marco, o per meglio dire, i suoi ordini.
Serena si alzò dalla scrivania, quasi incapace di muoversi. Aveva bisogno di riposare, di chiudere gli occhi e di pensare che niente era successo… ma il viso duro di Marco imponeva velocità.
Si rivestì come le era stato imposto, sguardo basso, la rabbia per quanto era accaduto sommersa dal senso profondo di vergogna in cui i due l’avevano appena trascinata…
Pur avendone pieno diritto, nemmeno insultare Marco le era possibile… e come poteva, se neanche riusciva a guardarlo in faccia… E allora tentò una piccola fuga… un qualcosa che un giorno prima sarebbe passato per un gesto assolutamente normale…
Si avviò verso il bagno.
“Dove stai andando?” la bloccò subito lui.
Serena si fermò, impacciata…
“Devo… vado in bagno un secondo…” mormorò lei, appena udibile.
Marco le fu subito davanti.
“non hai capito, puttana… tu non prendi e vai… tu chiedi il permesso.”
“C-cosa? Devo chiedere pe-per andare al bagno?” esclamò lei, stupefatta.
Marco sorrise, conciliante, poi le parlò come se si rivolgesse ad una bambina capricciosa.
“Forse non hai capito allora… mi spiegherò meglio… Tu mi appartieni. Niente di quello che fai e farai sarà senza un mio ordine. E’ meglio che cominci a familiarizzare con un concetto… non le hai ai polsi, ma sei in catene. Ti pensi ancora libera, ma in realtà sei in una gabbia che ridurrò sempre più di dimensioni. La tua vita sta cambiando, puttana. Devi andare in bagno? Inginocchiati, e chiedi il permesso di andarci. Chiaro?”
Serena sentì le lacrime lungo il viso. Marco non voleva darle una lezione.
La voleva schiavizzare.

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